Borgaro dice no al fotovoltaico sui terreni agricoli, ma la legge dà ragione ai costruttori: inaugurato il campo tra le polemiche

Borgaro dice no al fotovoltaico sui terreni agricoli, ma la legge dà ragione ai costruttori: inaugurato il campo tra le polemiche

Il campo fotovoltaico di Coesa per per Blu Way è stato inaugurato questa mattina. Ma a tagliare il nastro non c'era l'Amministrazione comunale di Borgaro. Un'assenza tutt'altro che casuale, annunciata nei giorni scorsi dal sindaco Claudio Gambino, che ha deciso di non partecipare alla cerimonia per ribadire la propria netta contrarietà a un'opera che considera «una ferita sul territorio» realizzato su un terreno agricolo di pregio, alle porte della città.

Una presa di posizione forte, che riaccende il dibattito sul delicato equilibrio tra transizione energetica, fotovoltaico e tutela del territorio. Per il primo cittadino, infatti, la produzione di energia rinnovabile non può tradursi nella perdita di suolo agricolo fertile, una risorsa sempre più preziosa.

E quella di Claudio Gambino non è una voce isolata.

Anche Coldiretti Torino boccia il fotovoltaico sui terreni agricoli

Contraria a questo modello di sviluppo è anche Coldiretti Torino. Il presidente Bruno Mecca Cici ribadisce la posizione della più grande organizzazione agricola italiana: nessuno è contro la transizione ecologica, anzi, ma il consumo di suolo agricolo rappresenta un prezzo troppo alto.

«Stiamo lavorando con la Regione Piemonte per introdurre limitazioni – spiega – perché non siamo contrari alle energie rinnovabili. Anzi. Ma i pannelli fotovoltaici dovrebbero essere installati sui tetti dei capannoni industriali, degli edifici produttivi e sui parcheggi, che verrebbero anche ombreggiati, non su aree agricole di pregio e perfettamente coltivabili.»

Una posizione che denuncia come il suolo fertile stia diventando la nuova frontiera della speculazione energetica.

Il paradosso: contrari sì, ma la legge nazionale lo consente

Ed è qui che emerge il vero nodo della questione.

Comune di Borgaro e Coldirettii possono protestare, ma oggi hanno margini di intervento estremamente limitati per non dire nulli. La normativa nazionale sulle energie rinnovabili, infatti, favorisce la realizzazione degli impianti da fonti rinnovabili, riducendo fortemente la possibilità per gli enti locali di opporsi ai progetti quando rispettano i requisiti previsti dalla legge.

La Regione Piemonte ha introdotto criteri territoriali che prevedono, come riferimento, un limite massimo del 2% della superficie comunale destinabile a questi impianti (ossia il minimo) e dello 0,8% a livello regionale, nel tentativo di contenere il consumo di suolo agricolo. Tuttavia, il quadro normativo nazionale continua a prevalere in molti casi e, di fatto, gli impianti fotovoltaici a terra stanno sorgendo con sempre maggiore frequenza.

La nuova legge bloccata dai ricorsi

Nel frattempo il Parlamento aveva approvato una nuova normativa destinata a regolamentare in maniera più stringente la localizzazione degli impianti fotovoltaici a terra. Ma il provvedimento è stato impugnato davanti al Consiglio di Stato che ha stabilito che Regioni e Comuni non possono imporre limitazioni arbitrarie o divieti assoluti nelle aree considerate idonee, accogliendo i ricorsi degli operatori del settore e dalle associazioni interessate.

Il risultato è che oggi, nella maggior parte dei casi, Comuni e cittadini possono manifestare il proprio dissenso, ma difficilmente riescono a impedire la realizzazione degli impianti quando questi rispettano il quadro legislativo vigente. Di fatto lsentenza 4001/2026 ha stabilito che la semplice visibilità dei pannelli non è più motivo sufficiente per la Soprintendenza per bloccare un impianto.

Il caso Borgaro apre un dibattito per tutto il Piemonte

Il caso Borgaro Torinese rischia così di diventare emblematico di un fenomeno destinato a ripetersi in molti altri Comuni del Piemonte.

Per questo l'appello del sindaco Gambino alla Regione Piemonte assume un valore che va oltre i confini cittadini: serve una riflessione politica seria su dove collocare gli impianti fotovoltaici, evitando che la necessaria transizione energetica si trasformi nella progressiva cancellazione di terreni agricoli produttivi deturpando il territorio.

Perché produrre energia pulita è un obiettivo assolutamente condivisibile. Farlo sacrificando suolo agricolo fertile e l'identità paesaggistica di un Comune quando esistono migliaia di tetti industriali, commerciali e parcheggi ancora inutilizzati, rischia invece di trasformare una scelta ambientale in un nuovo consumo di suolo. E Borgaro, oggi, è soltanto il primo campanello d'allarme.